Marassi, detenuto non vuole alzarsi dal letto e aggredisce un poliziotto penitenziario

L’agente è finito al pronto soccorso con un trauma al rachide e alcuni denti rotti. Ha ricevuto una prognosi di 20 giorni

È successo ieri intorno alle 10 nella seconda sezione al piano terra, dove si trovano i detenuti condannati in via definitiva. Responsabile: un detenuto originario del Gambia, nato nel 1998 e condannato a 9 anni e 1 mese per vari reati tra cui danneggiamento, resistenza a pubblico ufficiale, spaccio e detenzione di droga, lesioni personali, nonché violenza e minaccia a pubblico ufficiale, ha trascorso il suo tempo tra le carceri del Piemonte e dell’Emilia Romagna.

Era previsto che iniziasse a lavorare come addetto alle pulizie del piano terra alle 9 di domenica mattina, ma non ha voluto alzarsi dal letto. Intorno alle 10, il sovrintendente della polizia penitenziaria, irritato, lo ha chiamato e successivamente è stato aggredito alle spalle con un violento pugno al volto, secondo quanto dichiarato dalla segreteria della Uilpa Polizia Penitenziaria. Il poliziotto è stato trasportato d’urgenza al Pronto Soccorso e ha riportato una prognosi di 20 giorni a causa di lesioni dentali e al rachide.
Secondo il sindacato, a Marassi, la Polizia Penitenziaria si trova ad affrontare la situazione difficile del sistema. Per fornire un’idea della situazione, spiegano alla UilPa, nel 2024 si sono registrate 3.500 aggressioni subite dagli agenti. Tutto ciò non starebbe ricevendo una risposta concreta da parte del Governo, che sembra «adottare soluzioni inefficaci e progetti improbabili, probabilmente destinati al fallimento e a complicare ulteriormente la già critica situazione per i detenuti e per il personale stesso», come afferma la segreteria regionale del sindacato.
«È urgente ridurre la densità detentiva, dato che ci sono 16.000 detenuti in più rispetto ai posti disponibili – proseguono alla segreteria UilPa -. È necessaria un’implementazione del personale di Polizia Penitenziaria, attualmente sotto organico di oltre 18.000 unità. Inoltre, è fondamentale garantire assistenza sanitaria adeguata e avviare riforme complessive del sistema penale, in particolare quello inframurario. Continuare in questo modo non è sostenibile».
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